Spedizioni gratuite per acquisti oltre i 25€
Spedizioni gratis oltre i 25€

Storie illustrate per tutti – MIMebù al MIMESIS Festival 2020

Storie illustrate per tutti – MIMebù al MIMESIS Festival 2020
novembre 6, 2020 redazione

6 novembre 2020.

STORIE ILLUSTRATE PER TUTTI

Come orientarsi nel vasto oceano della letteratura per ragazzi?

Venerdì 6 novembre in occasione del Mimesis Festival 2020, Martina Pellegrini e Lorenza Novelli della casa editrice MIMebù hanno incontrato Irene Greco, libraia esperta in letteratura per l’infanzia e fondatrice del progetto Leggimiprima. A partire dalle possibilità comunicative dell’albo illustrato, si sono confrontate sulla sua importanza come strumento didattico e stimolo alla fantasia e alla creatività.

Le immagini dei libri ci accompagnano da sempre ed entrano a far parte del nostro bagaglio emozionale, ma come fare a trasmettere questa passione ai bambini in un mondo dove le immagini scorrono veloci sugli schermi degli smartphone?

Leggimiprima, l’arte di comunicare con il bambino attraverso i libri e le storie è stato ideato e fondato nel 2017. Il percorso intende portare le coppie in gravidanza, i genitori, gli educatori e chiunque si trovi in un rapporto educativo con bambini in età prescolare, a riconnettersi con una parte di sé profonda, spesso lontana e dimenticata, per incontrarsi col bambino in un territorio comune di idee ed esperienze chiamato “relazione”.

Irene_Greco_6_Novembre

Cosa significa l’albo illustrato come strumento di relazione tra adulto e bambino?

Una delle caratteristiche fondamentali dell’albo illustrato è quella di riuscire a parlare contemporaneamente all’adulto e al bambino, perché al suo interno troviamo una storia fatta di parole ma anche di immagini. Il disegno descrive quello che le parole raccontano ma non solo. Può anche raccontare una storia parallela o contraria a quella delle parole, insegnando così ai bambini a diventare lettori di figure. L’albo è quindi lo strumento ideale per la lettura condivisa tra genitori e figli per la sua innata capacità di mediazione e per il tipo di comunicazione che questi libri portano: riescono a comunicare, attraverso la metafora, con una parte molto profonda di noi. Come esempio di questo tipo di comunicazione voglio mostrarvi “Cosa c’è in soffitta?” di Elisa Vincenzi e Chiara Bolometti. L’albo racconta la storia di una bambina che va a casa di sua nonna e in soffitta scopre tanti piccoli tesori dimenticati, come un mangiadischi, un calamaio e uno scaldaletto. La scoperta di questi oggetti lega la bambina protagonista alla nonna.

Come utilizzi i nostri albi all’interno dei tuoi incontri nelle scuole, con gli educatori o con i genitori?

Il progetto Leggimiprima prevede degli incontri con i genitori su vari argomenti quali, per esempio, la gestione delle emozioni da parte del bambino, lo sviluppo, da parte di quest’ultimo, di una sana autostima e della creatività, e mi sono ritrovata a un certo punto a capire che tutte queste abilità ruotano intorno alla capacità di saper vedere le cose da un altro punto di vista. In questo senso io sposo totalmente la filosofia di MIMebù perché vedo che in ogni suo albo cerca di portare diversi punti di vista.
Le nuove idee che i libri ci portano sono un modo per dire: “Guarda che c’è anche un altro modo di vedere le cose!”, “Forse facendo in modo diverso puoi ottenere altri risultati”. Un albo come “I colori della pioggia” di Fulvia Degl’innocenti e Paola Formica è perfetto in quest’ottica perché ci fa ricordare quando eravamo bambini e ci piaceva tantissimo uscire di casa sotto la pioggia e bagnarci, saltare nel fango e arrivare a casa con i capelli tutti bagnati.
Mi domando quale sia il giorno in cui si smette di godere di una cosa così semplice come la pioggia e quando quello che ci viene insegnato, per esempio che la pioggia è fastidiosa, diventa più forte del nostro istinto. È come se la nostra vita fosse una giornata di pioggia e siamo noi a poter decidere di vederla come un fastidio o come un’opportunità, qualcosa di meraviglioso da vivere. Un concetto del genere lo possiamo portare ai bambini attraverso un albo semplicissimo e immediato come questo.

sì 2

Secondo te esistono libri belli o brutti? Esistono libri giusti o sbagliati?

Partiamo dal presupposto che bello, brutto, giusto o sbagliato sono dei giudizi. Uno degli obiettivi di Leggimiprima è quello di togliere tutta quella serie di giudizi e di regole che non ci servono per avere una visione più libera del mondo.
Esistono libri belli e libri brutti: questo è un giudizio estetico. Credo che sia il diritto di ogni lettore avere un proprio gusto su ciò che piace e ciò che non piace. È soggettivo e al bambino è molto chiara questa cosa: ti porta i libri che gli piacciono, non ti porta quelli che non gli piacciono, quindi ha già un suo gusto.
Quando parliamo di libri giusti o libri sbagliati, invece la questione si fa diversa perché lì c’è proprio un giudizio che oserei definire morale. Ritengo che la domanda che dobbiamo porci sia un’altra: “Che cosa voglio insegnare ai miei figli?”. Ma soprattutto: “Che cosa ho paura di fargli sapere?”.
Per esempio, com’è fatto il corpo umano e il suo funzionamento sono temi che molti genitori hanno paura di affrontare, ma è talmente straordinario: noi vediamo perché abbiamo gli occhi, tocchiamo perché abbiamo le mani e ci riproduciamo perché il nostro corpo è fatto. Finché restiamo nell’ambito del fatto che la natura ci ha creati così, non vedo che cosa possa esserci di scandaloso nello spiegare a un bambino come veniamo al mondo e io sono molto felice di parlarne ai miei figli.
A questo proposito vorrei introdurre un albo molto interessante: “NUDA” scritto e illustrato da Alessia Colombo. È un libro come non ne ho mai visti in vent’anni di esperienza e mi fa piacere che adesso ci sia. È la storia di questa bimba che inizia a chiedersi che cosa c’è di diverso in lei rispetto ai suoi amici, e come potete vedere questi bambini sono tutti nudi.
Proviamo a pensare al fatto che dovremmo tutti imparare a metterci a nudo e farlo significa non nascondere nulla. Questo è un libro che non nasconde nulla.

Secondo te ogni volta che leggiamo un libro deve esserci una morale, un insegnamento?

Mi verrebbe da dirti che non dovrebbe esserci mai. Che non c’è niente di più noioso sulla faccia della terra di quei libri che ti devono per forza insegnare qualcosa, e i bambini li rifiutano abbastanza facilmente perché capiscono che quello lì è un altro mezzo attraverso il quale stai cercando di dirgli quello che devono fare. Questa è la grossa differenza tra l’insegnamento e l’educazione. L’insegnamento è quando io voglio mettere dentro di te qualcosa, mentre l’educazione è ciò attraverso il quale io voglio tirare fuori qualcosa da te.
I libri migliori sono proprio quelli che ti dicono qualcosa, ma soprattutto sono quelli che ti smuovono qualcosa dentro, un’emozione, e questo è il grande potere del linguaggio metaforico. Una metafora arriva quando il cervello razionale è distratto nel cercare di capire la linearità della storia, quindi l’emisfero sinistro del cervello è lì che cerca di capire la sequenza del racconto e, nel frattempo l’emisfero destro fa tutto il suo lavoro di rimescolamento nell’inconscio delle emozioni. All’interno del catalogo MIMebù ho trovato un libro molto interessante che s’intitola “Cercasi RE!” di Mariarosa Ventura e Ilaria Tira: è la storia di un re che a un certo punto non capisce più qual è il suo regno e sentendosi perso parte alla ricerca del suo. Ne incontra tanti, solo che in nessuno lui si sente a suo agio e alla fine capisce che il suo regno è in ogni luogo dove può essere davvero se stesso e che non si può imparare nulla se non si fa anche l’esperienza del suo opposto.
Questo libro ha più livelli di lettura e quindi è estremamente versatile perché ci si può fermare alla storia, ma si può anche andare oltre e utilizzarlo per aiutare il bambino a entrare in contatto con le sue emozioni.

Secondo te l’albo illustrato è da considerarsi solamente un libro per bambini oppure può essere giusto per tutte le età?

Ogni libro rappresenta un nuovo mondo o una nuova storia da scoprire. Questo vale per tutte le età, quindi l’albo illustrato non è solo per i bambini. È un oggetto trasversale e adatto a tutti; si può, se proprio vogliamo, porre solamente un limite verso il basso più che verso l’alto.
Secondo me andrebbero usati come strumenti didattici a tutti i livelli e, forse, possono quasi servire molto di più agli adulti che ai bambini per smuovere qualcosa dentro. Spesso mi sento chiedere: “Come faccio a proporre un albo illustrato alle medie o alle superiori?”. Se noi presentiamo questi oggetti come le opere d’arte che sono, non vedo perché non se ne possano appassionare anche ragazzi e adulti, perché ricordiamoci che dietro alle storie ci sono degli scrittori e dietro alle illustrazioni che li impreziosiscono ci sono dei veri e propri artisti figurativi.
Per esempio, un libro come questo che si intitola “La scatola delle avventure” di Fulvia Degl’Innocenti e Paola Formica è perfetto per essere proposto anche a persone più adulte: è la storia di un bambino che riceve in regalo dalla zia una scatola e quando la apre se ne trova risucchiato, catapultato dentro, inizia a scoprire tanti altri mondi e a vivere tante altre avventure. Le meravigliose storie sono, inoltre, contornate da immagini che sono dei veri e propri piccoli capolavori.