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I segreti di Huck – BookCity 2020

I segreti di Huck – BookCity 2020
novembre 12, 2020 redazione

12 novembre 2020.

I segreti di Huck 

Giovedì 12 novembre, in occasione di BookCity Milano 2020, la giornalista Monica Tappa ha intervistato Giuliana Facchini, autrice per MIMebù del romanzo I segreti di Huck.  L’incontro ha toccato varie e interessanti tematiche legate al libro e al mestiere dello scrittore.

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In che modo ti approcci a una nuova storia?

Per me l’incipit è sempre un po’ un problema. Io quando inizio a scrivere sono un come un motore diesel, i primi capitoli non sono mai quello che è il romanzo. Ho un atteggiamento molto timido, mi affaccio in punta di piedi. Il prologo di I segreti di Huck invece è stato scritto alla fine ed è volutamente così, un po’ romanzo vecchio stile.

In questo romanzo ti sei mossa in un’ambiente in cui ti senti a tuo agio, hai ripreso dei territori, dei panorami, delle fatiche che conosci. Sei una camminatrice, abiti in un luogo meraviglioso vicino al lago e alle montagne. Quali sono le immagini, i luoghi, i profumi che hai coscientemente riportato nel tuo libro?

Ci sono molte cose in questo romanzo che sono mie e non solo le montagne. Questo libro inizia in una panchina e mi sono resa conto che in tantissime mie storie ci sono quelle panchine che io visualizzo benissimo. È come se tutte le mie storie passassero da quel punto, da quel viale su cui vado sempre, è come se lì si ritrovassero tutti i miei personaggi. Poi è vero c’è tantissimo la montagna e non solo in questo romanzo, è una specie di paragone che faccio sempre con la mia vita. Camminare per me è un modo di pensare, tantissime storie sono nate camminando e così si sono sbrogliati tantissimi momenti difficili. Quindi si parte dalla panchina, ma poi ci si sposta perché i ragazzi fanno un viaggio sia di crescita personale che fisico perché prendono il treno, il pullman, e l’ultimo tratto lo devono fare a piedi. Ecco è lì, quando cominciano a camminare, che ci sono i miei luoghi.
Dietro questo romanzo c’è tantissimo studio e ricerca. Questa storia è nata da un incontro fortuito, io ho un Border Collie e per fatalità ho conosciuto anche suo nonno. Si sono intrecciati tanti fili ai quali ho dovuto dare sostanza, dovevo capire chi fossero questi cani, come lavorano. Ho passato molto tempo con quei ragazzi e i loro cani e lì sì che i profumi si sono mescolati molto con la fantasia.

So che tu hai dei lettori d’eccezione che ti aiutano e ti suggeriscono qualcosa. E hai anche un gruppo di lettura.  Quanto ti influenza l’incontro vero con i ragazzi del gruppo di lettura?

La scrittura, per me, è un percorso e tra un romanzo e l’altro ci sono anche dei libri che non vengono pubblicati, ma che sono un gradino di quella scala che è la scrittura. Il romanzo è un processo creativo e cerco di addomesticare la mia creatività con lo stile e la tecnica. Sono felice che ogni volta che mi si legga si possa dire: “È cambiata, è cresciuta!”.
Ho un rapporto schizzatissimo con i gruppi di lettura. Io tengo separato il mio lavoro di scrittrice e quello di lettrice, non li sovrappongo mai. Per quanto riguarda i beta reader ho due o tre ragazze strepitose che mi danno una mano. Huck è un libro molto particolare, praticamente a sé nella mia produzione.

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In questo romanzo ci sono delle figure maschili, quelle dei papà, che mi hanno colpito molto. Questo libro tratta di un tema di cui si parla poco che è quello del rapporto tra gli adolescenti e le insicurezze dei genitori. Come nascono questi due papà che sono delle figure davvero particolari?

Non so bene per quale motivo i miei protagonisti sono sempre adolescenti. Il mondo dei protagonisti di un romanzo per me è ampio, brulica di vita, io credo che le storie vivano di tanti personaggi. Nino è uno dei miei personaggi preferiti e penso che non tutti debbano essere protagonisti, nella vita non possiamo essere tutti leader e questo vale anche nei romanzi. Noi, durante la lettura, ci affezioniamo anche a chi non è il protagonista, anche se dice poche parole, ma quel personaggio deve esserci nell’economia della narrazione, se non ci fosse non ci sarebbe quel mondo. Io, da autrice, in certi personaggi mi possono anche riconoscere, ma non deve essere solo quello. I personaggi, secondo me, hanno questo come dovere: quello di esserci e di esserci tutti, quindi Nino e Diego ci sono. Sono due papà e due percorsi di vita difficili e due belli tosti, ma sono anche dei personaggi con le loro fragilità.

Ci sono anche dei personaggi femminili molto forti e interessanti. Mi sto riferendo alle due nonne che sono centrali ne “I segreti di Huck”. Andando un po’ sul personale volevo chiederti quanto c’è dei tuoi nonni in quei personaggi? Qual è il tuo ricordo preferito legato ai tuoi nonni e, secondo te, che cosa manca in una famiglia quando manca la loro presenza?

È vero, in questa storia ci sono dei personaggi fortissimi, sono tutti e due femminili e sono due nonne: la nonna di Irene e la nonna di Alex. Sono due donne forti e potenti nelle loro differenze e nelle loro fragilità. Le figure dei nonni, degli anziani ci sono sempre nei miei romanzi perché ne riconosco il valore enorme. Questa è una cosa sulla quale da tantissimo mi ritrovo a pensare e non so come, non so in che modo ma mi piacerebbe parlare dei nonni in una storia. Sia Rita che Saveria sono personaggi importantissimi nella storia. Questo è un racconto che parla di vita e di morte e quando si parla di vita e di morte lo si deve fare parlandone in età e situazioni diverse, ci sono tanti modi di raccontarle e io l’ho fatto anche attraverso una persona di età molto avanzata. Per rispondere alla seconda parte della tua domanda, il mio ricordo dei nonni è fortissimo, me li ricordo benissimo e ricordo anche una bisnonna. I miei nonni sono una parte di quella che sono io, sono tasselli che ci portiamo dentro.

Tu che rapporto hai con il silenzio? Perché questo è un romanzo pieno di silenzi.

Il silenzio mi serve assolutamente per scrivere, senza non riesco a pensare, ho bisogno di un silenzio assoluto, possibilmente assordante quando scrivo. E poi il silenzio sono come le parti bianche tra una riga nera e l’altra, nelle storie ci devono essere dei silenzi, certe cose vanno assolutamente taciute. Se tu mi dici che nel libro hai trovato dei silenzi sono felice perché ritorna il discorso che i personaggi sono vivi e quindi sanno stare in silenzio, sanno pensare. Spero davvero di poter dare ai lettori un romanzo che vada oltre le parole, oltre quello che ho scritto. È così che, secondo me, i lettori possono davvero entrare nella mente dei personaggi e spero anche nella testa del cane perché comunque Huck è un personaggio a tutto tondo e anche se non ha una dimensione umana mi piace moltissimo l’idea che si possa aprire un portale tra gli uomini e gli animali.